— Il G20 a Roma del 30 e 31 ottobre 2021: contro la malattia del potere la cura dei movimenti —

La partecipazione di Disarmisti esigenti, WILPF Italia & partners al Climate Camp e alle mobilitazioni dei movimenti convergenti "per un mondo libero da muri, debito, armi, razzismi ed ogni forma di fascismo ed oppressione sessuale"

— Intervento alla assemblea della Garbatella del 31 ottobre 2021

il Comunicato che lo preannuncia  —

Questo striscione purtroppo non sarà presente alla manifestazione... Ed avremmo anche preferito che una catena umana intorno alla Nuvola sostituisse il corteo... 

La manifestazione è stata pacifica e tranquilla. Ad aiutare questo esito anche il numero contenuto dei partecipanti (10.000 persone), sebbene gli organizzatori abbiano rilevato che da tempo a Roma non si vedevano manifestazioni così numerose.

I Disarmisti esigenti e WILPF Italia partecipano e invitano a partecipare alla Assemblea nazionale di convergenza dei movimenti sociali "VOI G20 NOI IL FUTURO", che si tiene il 31 ottobre dalle ore 10 alle 16, presso il Teatro Garbatella.

Questa Assemblea, successiva al corteo del 30 ottobre contro il G20, è una tappa di un percorso condiviso, di cui nel nostro piccolo ci sentiamo parte, che vede la convergenza di movimenti ecologisti "storici" e giovanili, di chi difende l'acqua come bene pubblico, le esperienze di vertenze del mondo del lavoro (come Gkn, Alitalia, Whirpool), sindacati di base e confederali, movimenti sociali e per il diritto all'abitare, esperienze del mondo contadino e dell'agroecologia, reti studentesche, il mondo femminista e tanti altri.

Gli antimilitaristi nonviolenti in questa aggregazione sono pochi, divisi e minoritari, ma anche essi faranno sentire, attraverso noi sicuramente, la loro voce per dire no alle guerre e sollecitare una azione su pace e clima, in particolare con la mobilitazione internazionale del 4 novembre lanciata da Glasgow dove si svolgerà la COP26 (vedi volantino sotto riportato).

Condividiamo l'opposizione sociale e politica che sta montando contro le politiche del governo Draghi, nella sua ribadita fede atlantista e propensione militarista, espressa dall'ossequio alla condivisione nucleare NATO (le nuove B-61-12 a Ghedi ed Aviano) e dall'aumento delle spese militari.

E' un governo che ha trasformato in fake news la transizione ecologica, aprendo persino al nucleare bocciato dal popolo con i referendum; e che fomenta disoccupazione, precarietà del lavoro e bassi salari, foraggia le grandi imprese armate e fossili, non investe nel rilancio della scuola e della sanità pubblica, nell'estensione di un reddito di base contro povertà e esclusione.

La nostra aggiunta nonviolenta prospetta l'orizzonte di un programma costruttivo generale, con al centro un piano per la piena occupazione da raggiungere non con "crescite sostenibili" che mascherano un green washing spesso spudorato ma con una autentica conversione ecologica.

Noi, in sostanza, auspichiamo una autentica convergenza di lotte intersezionali, per la pace con la natura che è condizione della pace tra gli esseri umani attraverso il disarmo, per la giustizia climatica, sociale e di genere, e (così recita l'appello del Climate Camp) "per un mondo libero da muri, debito, razzismi ed ogni forma di fascismo".

Alfonso Navarra, Portavoce dei Disarmisti esigenti

Antonia Sani e Patrizia Sterpetti, rispettivamente Presidente onoraria e Presidente di WILPF Italia (femminista antispecista)

«Voi la malattia, noi la cura». In diecimila contro il G20

Bocca della verità. Sebbene tenuto a debita distanza dalle sedi istituzionali e sorvegliato da decine di agenti e da un elicottero che non la smette di volteggiare, a Roma un corteo partecipato, come non si vedeva da tempo.

Tratto dal quotidiano IL MANIFESTO (31-10-2021)

Ci sono i giovani di Fridays for Future, i lavoratori dell'Alitalia, gli operai della Gkn di Firenze venuti a Roma in massa, riempiendo solo loro 10 pullman (quelli della Wirpool di Napoli, invece, hanno inviato un messaggio di solidarietà). E poi i movimenti per l'acqua pubblica e quelli contro il nucleare, i No Tav, la resistenza sudanese che sfila tra le file dell'Usb e decine di altre realtà, politiche (da Rifondazione comunista a Potere al Popolo, al Partito comunista dei lavoratori) e non.

Solo una manciata di chilometri separa la Nuvola dell'Eur, dove una ventina di potenti arrivati nella capitale da tutto il mondo decidono il futuro del pianeta, da piazzale Ostiense, dove ieri pomeriggio si incontra chi quel futuro dovrà viverlo e proprio per questo è preoccupato. La distanza tra il centro congressi super sorvegliato da droni e cecchini e la Piramide Cestia sotto la quale col passare delle ore si radunano almeno diecimila persone, non potrebbe però essere più abissale. E certo non per i pochi chilometri di Cristoforo Colombo dove al mattino una cinquantina di militanti del «Climate camp» provano a bloccare il traffico, subito sgomberati dalla polizia. A dividere i due luoghi è la sfiducia che i secondi nutrono da sempre verso i primi. E non a torto. «Il G20 legittimerà nuove scappatoie per le grandi aziende inquinanti attraverso cui potersi certificare green senza realmente limitare le emissioni», prevedono già alla vigilia i ragazzi di Fridays for Future rivendicando «soluzioni climatiche reali».

Sebbene tenuto a debita distanza dalle sedi istituzionali e sorvegliato da decine di agenti e da un elicottero che non la smette di volteggiare, quello che nel pomeriggio comincia a muoversi verso la Bocca della Verità è un corteo come non si vedeva da tempo. E non solo per la pandemia. Pacifico - a smentire qualche fosca previsione dei giorni scorsi - coloratissimo e allegro, e questo anche se in molti sono scesi in piazza con uno stato d'animo non certo dei più leggeri. Come Mario, perugino 23enne e addetto a chiamata in un sito della logistica. «A chiamata, che significa che lavoro quando decidono loro e non posso programmare niente», spiega. «Vogliamo parlare di futuro? Quando va bene faccio tre giorni e mi bastano appena per pagare l'affitto».

Si parla di clima, e infatti ad aprire il corteo c'è lo striscione dei Fridays for Future che recita «Voi il G20, noi il futuro». Ma il nesso tra i cambiamenti climatici e le questioni del lavoro è reso più forte dalla presenza di diverse realtà industriali. Come gli operai della Gkn che hanno dominato il centro del corteo e che, una volta giunti alla Bocca della Verità, chiedono la proclamazione di uno sciopero generale. «Essere con gli operai ci rende più forti» commenta Sergio Marchese, portavoce dei Fridays for Future di Milano.

A parte uno striscione nero che contesta i Green pass - e dal quale in molti prendono le distanze - chi sfila è decisamente a favore dei vaccini e contro la proprietà dei brevetti ma soprattutto chiede che «non si realizzino profitti» sulla pandemia. «Voi la malattia, noi la cura», recita uno degli striscioni alla testa del corteo.

Alla fine tutto fila liscio, tanto che una volta giunti alla Bocca della Verità, destinazione finale della manifestazione, una parte dei presenti fa dietrofront e sempre in corteo torna al punto di partenza, in piazzale Ostiense. «Nessun problema - spiegano in Questura -. A Ostiense c'è la fermata della metropolitana più vicina».

— AL CLIMATE CAMP DI ROMA  

IN OCCASIONE DELLA PROTESTA CONTRO IL G20—


Care amiche ed amici di MELITEA
Presenti al Climate Camp e responsabili dell'organizzazione dell'incontro del 29 ottobre 2021 (inizio ore 16:00), che ha al centro la campagna per il riconoscimento dello status giuridico di profugo ambientale
Il nostro contributo di Disarmisti esigenti, WILPF Italia & partners, al vostro workshop consiste:
1) Nel portare elementi alla presa di coscienza che le guerre alimentano tutti i tipi di migrazione, inclusa quella di origine climatica (e ambientale)

2) Di conseguenza, nel comprendere che parte essenziale della soluzione, anche dal punto di vista ecologico, sta nel disarmo e nel lavoro per la riconciliazione tra i popoli su basi di giustizia.

Per questo, per quanto riguarda gli impegni pratici di movimento, è importante rispondere all'appello degli ecopacifisti scozzesi per inserire il monitoraggio delle attività militari e quindi il disarmo negli accordi di Parigi (si veda volantino DE+WILPF+partners).

Già i dati ufficiali ci confermano che guerre e conflitti armati costituiscono una ragione molto consistente delle migrazioni.

(Sui dati vedere in particolare il contributo di Patrizia Sterpetti).

Per quanto riguarda il contributo militare alla CO2, inviteremmo a non sottovalutarlo, nonostante il monitoraggio carente o inesistente sul fenomeno, coperto per lo più dalle esigenze di segretezza degli apparati militari.

Dovrebbe essere evidente il concetto che "distruzione è inquinamento" (valendo anche l'inverso: l'inquinamento è distruzione di vite oltre che di ambienti).

L'industria militare, le armi, gli eserciti, le guerre, sicuramente stanno dando una grossa mano a distruggere porzioni di terra e la Terra come unico ecosistema vivente.

Il cambiamento climatico è collegato alle questioni della Pace, in particolare questo è evidente nel campo dei conflitti armati.

La guerra ha un impatto diretto devastante sul territorio sopra la quale insiste, causando anche distruzione dei campi, contaminazione, inquinamento e riducendo o distruggendo le coltivazioni, gli allevamenti e le fonti di acqua potabile e/o sana.

La produzione di armi richiede spesso lo sfruttamento di risorse limitate e comporta prodotti di scarto e inquinamento. Lo stesso uso delle armi ha conseguenze negative per l'ambiente. Uno degli esempi più eclatanti è quello delle armi nucleari, la cui produzione, sperimentazione, stoccaggio, presentati come "deterrenza", rappresentano un pericolo costante per l'umanità e l'intero pianeta, fino a conseguenze devastanti e irreparabili, nel caso venissero impiegate in un conflitto, che potrebbe essere scatenato persino per errore (vedi caso Petrov del 1983).

Un Trattato del 2017 da poco entrato in vigore finalmente le ha proibite, al pari delle armi chimiche e biologiche: dobbiamo ora compiere dei passi avanti concreti verso la denuclearizzazione effettiva. Questo esige inevitabilmente che si ponga termine all'equivoco dell'"atomo di pace". L'energia prodotta dalle centrali nucleari è di fatto solo una copertura per le ambizioni di potenza, ed è questo il motivo fondamentale perché il ricorso ad essa, nonostante tutte le controindicazioni economiche, energetiche ed ecologiche, è sempre perseguito. E la lobby torna sempre alla carica, persino laddove, come in Italia, è stata sconfessata da ben due referendum popolari!

La militarizzazione del territorio e le azioni dei gruppi armati causano anche la devastazione dell'ambiente in cui vivono le popolazioni, portando a condizioni di vita insopportabili e insalubri. Inoltre, molti conflitti violenti sono generati per ottenere il controllo delle risorse, in paesi ricchi delle medesime, di solito nel Sud del mondo

L'investimento negli armamenti e nell'esercito è ingiusto sia perché è un investimento nella distruzione di esseri viventi e del territorio, sia perché spreca le risorse necessarie per proteggere e salvaguardare l'ambiente e la vita sul pianeta. Ci sono molti investimenti urgenti da attivare per prevenire le catastrofi e per riparare i danni già causati, e finché si penserà che la sicurezza sia data dal settore militare, dalla sicurezza perseguita con la minaccia della distruzione dell'altro, le catastrofi continueranno.

La sicurezza degli individui e del pianeta che ci ospita è determinata dalla "cura della nostra Madre Terra", dal rispetto dell'ambiente e delle risorse, e dal loro utilizzo parsimonioso e non egoistico o nell'interesse di pochi.

I movimenti ispirati alla cultura della Nonviolenza e della Terrestrità evidenziano la necessità e l'utilità di scelte alternative a quelle del sistema del profitto e della potenza espresse dal G20, un vertice cui non riconosciamo alcuna legittimità. Scelte che, nella nostra visione, impegnano tutti gli attori sociali, scelte volte a preservare tutte le forme di vita e a riparare le forme di ingiustizia e disuguaglianza tra gli abitanti della Terra.

Scelte sul Diritto Universale dell'Umanità e della Natura, da incardinare nel riconoscimento della comunità internazionale, che rivalutano la libera circolazione delle persone, stabilita dalla Dichiarazione universale dei diritti umani (art.13): perché la Terra non appartiene agli Stati, ma tutti gli umani appartengono ad essa e hanno la responsabilità comune di custodirla, ovunque si trovino a vivere e a voler vivere.

Il diritto internazionale costituisce il quadro per l'azione globale, con le articolazioni del caso (europea, statale, regionale...): quindi dobbiamo attuarlo e potenziarlo, evitando traccheggiamenti e dilazioni, depurandolo dalle logiche di potenza, anche per incardinare la nonviolenza efficace: questo percorso in cui i mezzi imparano ad essere omogenei ai fini è quanto ci permettiamo ancora di suggerire a coloro che, alla ricerca di un nuovo umanesimo, hanno fame di verità e sete di giustizia.